Famiglia del Bosco, Bibbiano e Campi Rom: ombre, denunce e interessi nel sistema minori
Negli ultimi anni diversi episodi hanno riportato l’attenzione sul sistema di tutela minorile italiano. Vicende molto diverse tra loro – dal caso della “famiglia del bosco” al precedente Bibbiano, fino alla gestione dei bambini nei campi rom – sembrano comporre un quadro frammentato, irregolare e talvolta contraddittorio.

Il filo rosso che unisce queste storie riguarda una domanda semplice ma scomoda: la tutela dei minori viene gestita con lo stesso rigore per tutti?
La famiglia nel bosco: genitori sospesi e figli trasferiti
La storia della famiglia anglo-australiana che viveva vicino all’Aquila ha diviso l’opinione pubblica.
Una vita essenziale, pochi comfort, un progetto di autosufficienza. I figli, però, erano sotto osservazione per presunta “negligenza educativa”. Il Tribunale ha quindi disposto l’allontanamento, collocandoli in una struttura.
Il padre ha parlato di controlli insistenti, richieste di visite psichiatriche e timori riguardo possibili esborsi. Ha citato perfino la cifra di 50 mila euro, collegata – nella sua percezione – al costo delle procedure e ai contributi pubblici destinati alle case famiglia.
Che la cifra sia esatta o meno, resta il sospetto che i meccanismi economici legati all’accoglienza possano generare distorsioni.
Bibbiano: il precedente che ha incrinato la fiducia

Il caso Bibbiano continua a rappresentare, nell’immaginario collettivo, il simbolo delle fragilità di questo settore.
Indagini, consulenti privati, diagnosi discutibili, psicoterapie pagate dal pubblico: un sistema dove alcuni minori venivano letteralmente instradati verso comunità, mentre famiglie in difficoltà venivano trattate come colpevoli.
Anche se non tutto ciò che è stato raccontato all’epoca si è rivelato fondato, il messaggio è chiaro: il sistema può essere manipolabile. E quando si apre uno spazio per interessi privati, i bambini diventano numeri all’interno di una filiera dai costi elevati.
Case famiglia: un settore che muove cifre enormi
I dati disponibili parlano di un comparto che muove centinaia di milioni di euro l’anno.
Ogni minore inserito in struttura comporta una spesa mensile che può oscillare tra i 3.000 e i 5.000 euro, a seconda del territorio e dei servizi forniti.
Una cifra legittima se giustificata da assistenza reale.
Un importo discutibile se usato come leva per alimentare una macchina burocratica che non sempre funziona.
E nei campi rom? La tutela non sembra valere per tutti
Ed ecco il grande paradosso.

Nei campi rom, ovunque in Italia, si registrano scenari drammatici:
• povertà estrema
• minori senza istruzione
• microcriminalità diffusa
• condizioni igieniche critiche
• sfruttamento all’elemosina
Eppure qui gli allontanamenti sono rarissimi.
Perché?
Due ipotesi ricorrenti tra esperti e operatori:
1. Rischio conflitti sociali: intervenire genera tensioni politiche immediate.
2. Costi altissimi: prendere anche solo una dozzina di bambini da un grande accampamento significherebbe cifre enormi e strutture da saturare.
Il risultato?
Una tutela minorile applicata a “geometria variabile”.
Se vivi in un bosco, vieni attenzionato.
Se cresci in un campo degradato, tutto resta com’è.
Il nodo dei 50 mila euro: paura, confusione o problema reale?
Il riferimento del padre della famiglia del bosco a un possibile pagamento di 50 mila euro è stato molto discusso.
È probabile che la cifra non sia letterale, ma rappresenti:
• il timore di essere travolto da un sistema enorme
• la percezione di un meccanismo economico che ruota attorno ai minori
• la convinzione che il suo caso possa essere stato trattato con eccesso di zelo
E questo è il punto della questione: quando una famiglia teme più la burocrazia che i propri problemi, qualcosa non funziona.
Conclusione: serve trasparenza, serve equilibrio
L’Italia ha bisogno di un sistema minorile forte, credibile, uniforme.
Che aiuti chi è davvero in difficoltà.
Che intervenga dove serve sul serio.
Che non trasformi l’accoglienza in un mercato.
Che non lasci zone franche come i campi rom.
Che non punisca stili di vita alternativi solo perché fuori dagli schemi.
Finché queste contraddizioni resteranno irrisolte, casi come quello della famiglia del bosco continueranno a generare diffidenza, rabbia e sospetti.
E a rimetterci, come sempre, saranno i minori



